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Liberalia e Baccanalia – 17 Marzo

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                        LIBERALIA e BACCHANALIA.

 

Come articolare una conoscenza e diffusione di Dioniso e un dato dionisimo a Roma fin da tempi molto antichi? I Bacchanalia come vanno considerati all’inizio del II secolo avanti l’era cristiana, in un contesto ormai, ampiamente distaccato dalla koinè religiosa greco-tusco-italica e dunque demitizzato, della religione romana? In fondo, pur stimando quasi eccessiva la reazione romana come esposta in Livio, quanto, concetti di “possessione” da un lato, e ratio e voluntas dall’altra, sono inconciliabili?

Ci serviremo come fonte principale di due testi del professor Montanari[1], ampiamente esaustivi a riguardo, ponendo su di un piano comparativo Liberalia e Bacchanalia, da cui desumere le differenze sostanziali che spinsero a quella repressione del 186.

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September: il mese di Giove Ottimo Massimo

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Il mese di Settembre sembra totalizzato dalla presenza dei Ludi Romani, o Ludi Magni. Questi Ludi duravano ben quindici giorni nel calendario solare, tuttavia il calendario precesariano indica soltanto tre “M” (dall’8 al 10), il che fa supporre che questa festa sia stata lentamente estesa nel tempo. Settembre ha un’altra particolarità che condivide con Novembre, non sono presenti feste in carattere capitali, indice del fatto che non vi sono feste appartenenti al ciclo arcaico. Questo ha fatto supporre -erroneamente- ad alcuni che fossero questi i mesi non conteggiati dal calendario di Romolo. Ma trattasi di un chiaro errore, perché significherebbe il cambio completo di nomi di tutti i mesi, oltre al fatto che le fonti sono esplicite del dire che i mesi aggiunti da Numa erano Gennaio e Febbraio.

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Sextilis, il mese del rivolgimento

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Sestile è un mese con caratteristiche eccezionali.
Nella prima metà del mese non sembra accadere nulla di particolare, se non la commemorazione dei templi a Victoria e Spes (posti in questa data forse come conseguenza della Concordia festeggiata nel mese precedente), Salus e Sol Indiges introdotto in età imperiale (tanto che nei fasti si alterna da F a C fino a diventare NP regolarmente solo dopo il 16 d.c.).
Gli elementi più interessanti di questo mese sono le Idi ed il ciclo arcaico posto nella seconda metà.
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Quintilis, il mese che inaugura il nuovo ciclo

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Con Quintile (Luglio) iniziano i mesi numerali, che ci accompagneranno fino a fine anno.
È il primo mese della seconda metà dell’anno, purtroppo i Fasti di Ovidio si interrompono con Giugno, a causa dell’esilio impostogli da Augusto. Perciò manchiamo di un’importante fonte di informazioni per i mesi successivi. La comprensione delle caratteristiche del mese deve passare quindi necessariamente dall’analisi delle sue feste.

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Iunius, il mese di Giunone e delle giovani

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<Un tempo Roma, dal nome di mio padre fu detta Saturnia,
e per lui questa terra fu più vicina al cielo.
Se il talamo è in pregio, mi spetta il titolo di consorte del Tonante,
e il mio tempio è congiunto a quello di Giove Tarpeio.
Ma come! Una concubina poté dare il suo nome al mese di maggio,
e invece tale onore sarà negato a me?
Perché dunque mi si dice regina, e la prima delle dee?
Perché lo scettro d’oro fu assegnato alla mia mano destra?
Ma come! I giorni formeranno il mese, e da essi sarò detta Lucina, e non prenderò nome da nessun mese?
In tal caso mi pentirei di aver deposto lealmente l’ira
contro la stirpe di Elettra e la casa Dardania. […]
Ma no, non mi pento , né v’è alcun popolo a me più caro:
qui io sia venerata e occupi il tempio insieme con il mio Giove.
Marte stesso mi disse “ti affido queste mura;
tu sarai potente nella città di tuo nipote”.
La parola fu mantenuta: mi onorano cento altari;
e maggiore di ogni altro onore è per me quello del mese.>

(Ovidio, Fasti, VI,31-56)

 

Giugno è l’ultimo dei mesi che compare nei Fasti di Ovidio (la cui produzione venne interrotta a causa della cacciata dell’autore per opera di Ottaviano), ed è l’ultimo ad essere “nominale”, infatti tutti i successivi saranno numerali. In merito alla questione del nome dei mesi ne abbiamo parlato in quest altro articolo. Continua la lettura di Iunius, il mese di Giunone e delle giovani

Il paradigma di Veio e Furio Camillo

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EVOCATIO E TRIONFO.

La conquista di Veio, rappresenta per la storia di Roma, un evento cruciale; non solo sotto un punto di vista politico ed economico, ma soprattutto paradigmatico. Dalla pur sospetta durata decennale del conflitto, che pone interessanti parallelismi con la guerra di Troia, alle discordie intestine in Roma, il nucleo storiografico lascia evincere come, alla congruente pax deorum, fosse altresì necessario l’ottenimento della concordia civica.  Tutto il nucleo della trattazione liviana, partendo dal fatale conflitto con Veio, passando per il sacco gallico, culmina con le leges licinae-sextiae, e la dedica del tempio di Concordia ad opera di Camillo, padre o figlio; un ciclo narrativo serrato e dibattuto, che traghetta Roma dall’epopea, alla piena epoca storica[1].

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ACTIO RITUALIS DELLA DEVOTIO

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Questo articolo intende mostrare l’ACTIO RITUALIS della DEVOTIO; prescindendo dunque da una dettagliata analisi del contesto estrinseco e storico del rito, ci concentreremo esclusivamente sulle pose ieratiche e calcolate [1], che il DEVOVENS era chiamato a rispettare nei minimi dettagli, pena l’inefficacia del rito stesso. Dunque ACTIO RITUALIS e CARMEN, rappresentavano tecnicamente un tutt’uno; un piccolo errore nella recita del carmen o nelle pose del DEVOVENS, avrebbero reso nulla la DEVOTIO; sono disposizioni, che il MAGISTRATUS CUM IMPERIO, riceve dal PONTIFEX MAXIMUS, figura somma del collegio pontificale, garante e sacro custode, delle prerogative giuridiche e religiose del popolo romano.

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il culto delle Fate nell’antica Roma

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In un silenzio carico di aspettative, un bambino viene sollevato dal suolo da due braccia salde, sotto il solenne sguardo degli astanti. E’ questa una tappa fondamentale nell’esistenza di una persona, poiché quelle braccia appartengono al padre e quell’atto implica l’accettazione del nascituro in seno alla famiglia. Tale gesto, tollere liberos (“alzare da terra” 1), è il coronamento del parto. Trascorsi nove giorni, otto nel caso si tratti di una femmina, assistiamo ad un altro momento fondamentale, il Dies Lustricus (2) a cui presiede la dea Nundina: è la nascita sociale, non meno importante di quella biologica, poiché rappresenta l’ingresso effettivo nella collettività del nuovo nato con l’assunzione di un’identità propria. E’ in questo giorno, altresì chiamato Nominalia, che diventa un individuo a tutti gli effetti, tramite l’imposizione del nome e di una sorte, con l’invocazione delle Fata Scribunda, le Fate Scriventi (3). Continua la lettura di il culto delle Fate nell’antica Roma

La sacralità dell’avvoltoio

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Tutti conoscono la storia della fondazione di Roma. Quando Romolo e Remo dovettero scegliere chi dei due sarebbe dovuto essere il Re fondatore della nuova città interrogarono gli Dèi. Questi mandarono sei avvoltoi a Remo, e successivamente dodici a Romolo, permettendogli così di ottenere il diritto a regnare. Il dettaglio degli avvoltoi ci viene riportato da numerose fonti.[1]
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Alla ricerca del dio Volturno: il vento, il fiume e l’avvoltoio

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Il dio Velthurna è stato assimilato dai romani e reso col nome di Vertumnus[1] con la presa di Volsinii nel 264ac[2]. Di questa divinità ne ha già parlato il nostro M. Cefis in un suo ottimo articolo (qui), mentre sulla festa del dio, i Vertumnalia, ne ha parlato l’autore precedentemente (qui).
Riassumendo i precedenti si evince che Vertumno (o Vortumno)[3] è un dio di difficile identificazione, caratterizzato dall’essere trasformista. È il dio che tramuta la stagione estiva in invernale, posto calendarialmente all’opposto di Giano al fine di portare a compimento l’anno nel suo punto di massima ascesa, per poi rigirarsi (vertere o vortere) verso l’inverno.[4]
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