Rito Romano XIII: per le Kalendae

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Proseguiamo le nostre proposte di ricostruzioni rituali con il rito della Kalendae, ribadiamo che è necessario per l’uso e la comprensione di questo rito (come di tutti i riti riportati in esempio) aver letto, assimilato, e fatto propri, tutti (TUTTI) i precedenti articoli della serie Rito Romano. Chiunque non abbia preso visione dei precedenti articoli, ed intenda fare uso di questi riti, è invitato a farlo.

Abbiamo parlato già di cosa siano le Kalendae in un precedente articolo, segue la ricostruzione del rito sulla base delle fonti già citate in precedenza.

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<Favete linguis>
<Iane Pater, te hoc thure obmovendo bonas preces precor, uti sies volens propitius mihi, domo familiaeque meae>
(offerta d’incenso)

<Iuppiter, te hoc thure obmovendo bonas preces precor, uti sies volens propitius mihi, domo familiaeque meae>
(offerta d’incenso)

<Iane Pater, uti te thure obmovendo bonas preces bene precatus sum, eiusdem rei ergo, macte vino inverio esto>
(offerta di vino)

<Iuppiter, macte isto thus esto, macte vino inferio esto>
(offerta di vino)

<Salve Iuno Kalendaris, sivo quo alio nomine appellari volueris, te precor quaesoque, uti sies volens propitia mihi domo familiaeque meae. Quoius rei ergo, duis bonam salutem valetudinemque mihi domo familiaeque meae. Iuno Kalendaris, harunce rerum ergo, macte hisce thuribus* et vinis* inferio esto>
(offerta d’incenso e vino)

(se segni vi indicano che non è gradita l’offerta, ribadiamo la piacolare:

<Iuno Kalendaris, si quid tibi in illisce thuribus vinisque neque satis factum est, te hisce thuribus vinisque piaculo>
nuova offerta d’incenso e vino
NB: le offerte vanno sacrificate nell’ordine in cui sono dichiarate.)

[in questa parte si possono fare offerte ad altre divinità, comprese le divinità familiari, o la piacolare finale]

<illicet>

*si noti che qui le offerte sono al plurale, presumendo che si vada ad offrire più di un grano d’incenso e una discreta quantità di vino. Questa scelta è stata fatta anche per rimanere coerenti con la fonte originaria (Catone). Ovviamente se l’offerta sarà di un solo grano d’incenso o di una goccia di vino dovrà essere fatta al singolare usando “macte hoc thure et vino inferio esto”. Questi riti sono tutti a titolo esemplificativo e con il primario obbiettivo di coerenza con le fonti, ma ci si ricordi che la dichiarazione deve essere coerente con l’intenzione e con l’offerta.

traduzione:

<Tacete>
<Giano Padre, a te offro questo incenso con buone preghiere, affinché tu voglia essere propizio a me, alla casa e alla mia famiglia>
(offerta incenso)

<Padre della Legge (Giove), a te offro questo incenso con buone preghiere, affinché tu voglia essere propizio a me, alla casa e alla mia famiglia>
(offerta incenso)

<Salve Giunone delle Calende, o in qualunque altro nome voglia farti chiamare, ti prego e chiedo, affinché sia propizia a me alla casa e alla mia famiglia. Per queste cose che chiedo, che tu conservi e dia buona salute a me alla casa e alla mia famiglia. Giunone delle Calende, per queste cose quindi, ti siano graditi quest’incenso e questo vino che offro>
(offerta d’incenso e vino)

(se segni vi indicano che non è gradita l’offerta, ribadiamo la piacolare:
<Giunone delle Calende, se qualcosa in quest’incenso e vino non ti è gradito, te quest’incenso e vino offro come piacolare>
nuova offerta d’incenso e vino)
NB: le offerte vanno sacrificate nell’ordine in cui sono dichiarate.

[in questa parte si possono fare offerte ad altre divinità, comprese le divinità familiari, o la piacolare finale]

<Illicet>

 

<—precedente    successivo—>

 

Emanuele Viotti

2 commenti su “Rito Romano XIII: per le Kalendae”

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