Sulla Natura degli Dei

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Argomento ampiamente trattato da molti maggiori dei filosofi antichi, nelle epoche diverse idee e filosofie sono state in pieno contrasto le une con le altre a proposito della domanda “che cos’è una divinità?”.
Ebbene nella misura di un breve articolo sento la necessità di esprimere un mio parere a riguardo, più o meno condivisibile, ma nella mia esperienza abbastanza valido da vedere una applicazione reale e concreta. Naturalmente non è tutto farina del mio sacco, e qualcuno non sbaglierà nel vedere frammenti variamente ripresi da varie filosofie, seguendo un po’ quell’eclettismo già visto in Cicerone. Eclettismo che se oggi si identifica nell’idea di prendere a destra e a manca da ideologie diverse sulla base del proprio gusto, del proprio piacere; in Cicerone invece si sceglie sulla base di quanto pare più assennato.

Prima di afferrare il “toro per le corna” vorrei fare una considerazione, perché è importante che ognuno si interroghi su cosa sia una divinità?
Questa domanda apparentemente semplice richiede una risposta complessa: nessuno, e dico nessuno, può identificare la propria “tradizione” (in senso allargato) se prima non assume in sé un concetto di divinità ben preciso e delineato. Ogni cultualità ha determinate caratteristiche sulla base di come il popolo di appartenenza percepisce il divino, e non il contrario. Perciò è bene che ognuno si ponga questa domanda tra sé e sé <cos’è per me una divinità>, ed ottenuta una risposta dettagliata, chiara, non dogmatica (ovvero non aprioristica, del tipo “ci credo perché ci credo”) allora si può procedere su ogni altra questione.

Partendo da ciò che ci è noto, ovvero il mondo che ci circonda e noi stessi.
Noi siamo degli esseri umani, o almeno alcuni di noi lo sono ma per ora prendiamo questa immagine per assoluta. Noi siamo degli esseri umani, ed abbiamo una relazione con ciò che ci circonda: in questo momento sto battendo con le dita sulla tastiera per scrivere questo articolo, e tu lettore stai subendo onde di luce riflesse che ti permettono di leggere.
Questa relazione che noi abbiamo con il mondo esterno non è però limitata al piano fisico. Ad esempio, le emozioni sono un qualcosa privo di fisico. O meglio, sono anche influenzate da eventi fisici (sostanze prodotte dal nostro corpo), ma in ultima analisi sono qualcosa che di per se stessa non hanno una solidità di natura materiale (nell’espressione del mio pensiero, meriterebbe un articolo a sé la questione dei corpi dell’essere umano, anche in questo caso solo in parte farina del mio sacco e per lo più traendo informazioni note -ormai- a tutti).
Similmente questo accade anche per le funzioni mentali, certo esiste un complicatissimo groviglio di neuroni nel nostro cranio i cui impulsi elettrici producono pensieri (semplificando), ma molti elementi invece travalicano il mero evento chimico (ad esempio l’immaginazione).
Dunque da questi brevi esempi si evince che non è solo materia quello che riguarda noi stessi. Ed anzi questi elementi impalpabili hanno un potere sul corpo: determinate emozioni hanno effetti sul fisico sia in positivo che in negativo, così come sono i nostri pensieri che fanno agire i nostri muscoli. Ora, poiché non esiste nessuna prova che dimostri che la materia della quale siamo composti è qualitativamente diversa dalla materia che ci circonda possiamo serenamente ipotizzare che anche quanto ci circonda è un possesso di un qualcosa -che chiameremo metafisico– esattamente come lo siamo anche noi.

In parallelo a questo ragionamento se ne consideri uno più astratto e concreto al tempo stesso: la Natura così come la vediamo è composta da leggi. Queste leggi sono chiare ed evidenti a chi si occupa di scienza prima di tutto, ed in modo più rozzo a tutti noi. Per esempio, se io tocco un oggetto lo sposto, questo significa che esiste un confine fisico tra me ed esso, e così tra esso ed il piano su cui poggia. Questa separazione è già in sé per sé una Legge molto semplice.
È una legge di natura insiemistica, ovvero l’insieme di atomi “Io” è diverso dall’insieme di atomi “oggetto”.
Entrando più nel dettaglio scopriamo che l’insieme “Io” ha diverse altre caratteristiche, ha due braccia, due gambe, una testa, un tronco, occhi e capelli fatti in un certo modo, tutte cose che l’insieme “oggetto” non possiede. Queste caratteristiche però sono comuni a miliardi di altri individui, in quanto tutti esseri umani, eppure le caratteristiche dell’insieme “Io” sono in una certa misura uguali a quelli del resto dell’insieme “umanità”, ma sono diverse nel dettaglio ed in parte sono uniche (così dicono), perciò io sono un insieme che è in buona parte condiviso con l’umanità, mentre in minor parte a sé stante.

In questo esempio abbiamo elencato numerose caratteristiche degli insiemi che sono leggi vere e proprie, e però cosa sono queste Leggi? Voglio dire, di che materia sono fatte queste Leggi? Sono esse visibili? In sé per se non lo sono, per quanto se ne vedano gli effetti.
Allora dunque questa Legge invisibile della quale però se ne vedono gli effetti non è forse rassomigliante a quanto abbiamo detto della mente e delle emozioni? Ovvero un qualcosa di impalpabile ma al tempo stesso con effetti chiari sull’essere umano.
Perciò vediamo che ciò che è all’interno di noi segue alcune regole che corrispondono a quello che avviene all’esterno, ovvero un qualcosa di invisibile che regola la materia.

Per semplificare se non fosse chiaro: un sasso è un sasso in virtù di una qualità intrinseca in esso che è la “sassitudine”, e quella qualità non è nel tavolo (che invece ha la “tavolitudine”) perché se l’avesse allora il tavolo sarebbe un sasso. E -casomai vi fosse un dialettico a leggere- non è mutando il nome alle cose che queste cambiano, se decidessi di chiamare il sasso “cavallo” questo rimarrebbe pur sempre con la propria qualità intrinseca. <un gatto non inizierà ad abbaiare perché lo si chiama “cane”>.

Tale ragionamento -per altro- confermerebbe sia l’esistenza di diversi piani dell’esistenza (semplificando: materia, lunare, mercuriale, solare) che sono specchio dei corpi umani (fisico, emotivo/animico, mentale, spirituale); sia la legge del “microcosmo e macrocosmo” e cioè che ciò che è attorno a noi “è lo specchio” di ciò che è dentro di noi, ed infatti gli atomi presenti sulla terra e dei quali siamo fatti (compresi i metalli pesanti) sono il prodotto di un numero infinito di stelle esplose miliardi di anni fa, e quindi anche nell’ultimo dei miserabili ci sono gli atomi e l’energia che provengono dalla stella più lontana. Ma attenzione, perché questi atomi li possiede anche l’albero, la pietra, e l’orrido abuso edilizio vicino casa, a dimostrazione che l’essere umano non ha nulla di speciale rispetto al contorno in cui vive (eccezion fatta per una forte tendenza autolesionista).

Ottimo, interessantissimo, ma gli Dei in tutto questo dove stanno?
Bè non sarebbe corretto proporre un ragionamento partendo dalla conclusione.
Ad ogni modo.
Abbiamo detto che la mente e le emozioni apportano dei cambiamento sulla macchina uomo, eppure sono impalpabili. Però anche essi sono costruiti secondo determinate leggi, ovvero le leggi che regolano il modo in cui le emozioni influenzano il corpo fisico ad esempio. Sono le leggi che determinano determinate meccaniche al nostro interno.
Quindi possiamo dire che esiste un piano dell’esistenza composto dalle leggi che regolano tutto in ogni aspetto, che creano i confini tra ciò che è esistenze, che ne determinano le caratteristiche, etc. etc.

Sospendiamo un momento questo pensiero che riprendiamo dopo.

Andiamo agli Dei, che cosa fa all’atto pratico una divinità?
Bè gli Dei fanno cose. Più dettagliatamente mutano la materia che altrimenti sarebbe stabile. Nel mondo romano ad esempio un albero non produrrebbe i suoi frutti senza l’intervento di Pomona, e durante l’anno si fanno riti in determinati momenti proprio per spingere un determinato dio a mutare la materia in favore della comunità.
Ma come potrebbe mai una divinità modificare la materia? Che forse scende e va fisicamente a strizzare l’albero per gonfiarne i frutti? Decisamente no.
Dunque, poiché gli Dei “camminano tra noi” in senso metaforico e non letterale possiamo concludere che l’unica spiegazione razionale è che gli Dei siano essi stessi immanenti alla materia. In parole povere gli Dei sono “dentro” alla materia.
Come potrebbe altrimenti il dio di tal bosco mutarlo se non essendo dentro al bosco stesso?

Naturalmente c’è anche chi ha una risposta più lineare a questo, e cioè che “lo muta e basta”, cosa che di per se non significa nulla; o come certi eroici credenti che in modo del tutto irrazionale si affidano al mistero della fede: “è così perché è così”. Si noti che entrambi questi atteggiamenti incarnano l’anti-politeismo, credere in qualcosa senza un perché (o con un motivo superficiale, tipo che glie l’hanno raccontato) è l’azione più offensiva nei riguardi di sé stessi che si possa fare. L’orgoglio, e l’eroismo che le religioni antiche portavano avanti nasceva dal rispetto di sé, fu poi con l’arrivo del dio straniero che venne pretesa la sottomissione e la rinuncia al “sé” in favore di quanto ordinava il ministro del sacro di turno, a seconda degli interessi del momento.

Ora abbiamo detto che gli Dei sono dentro alla materia per poterla mutare, esattamente come lo sono le leggi che caratterizzano quella stessa materia. Dunque, a meno di non voler a tutti i costi (e senza ragione) distinguere Leggi e Dei, possiamo concludere che gli Dei sono quelle Leggi che caratterizzano e regolano la materia.

Quindi gli Dei sono quelle regole, impalpabili che permettono alle cose di distinguersi tra loro, e che ne forniscono la qualità.
E questo è perfettamente in linea con quanto riportato dalla visione romana: già abbiamo proposto l’esempio di Pomona, ma possiamo farne anche altri più dettagliati, come ad esempio il genius di un luogo (come può essere un bosco specifico), ma anche del singolo individuo (ognuno di noi ha una divinità personale che si chiama genius per gli uomini e iuna per le donne), e ancora ogni aspetto della vita familiare è caratterizzato da una divinità specifica, ma anche le fasi di crescita di un bambino ne hanno di proprie, e così potremmo andare avanti all’infinito (considerando anche che molte divinità prendono il nome o appellativi dalla materia a cui si riferiscono Cardea dai cardini, Giano Ianus da ianua porta, Robigus dalla ruggine del grano, etc. la conclusione pare lineare anche senza la trafila scritta sopra).
E dunque sembrerebbe che i romani privi di filosofia vedessero gli Dei nelle cose che li circondavano tanto da dare agli Dei stessi i nomi degli oggetti a cui fanno riferimento.
Ed io mi sento di concordare con loro.

Dunque sembrerebbe che un ragionamento moderno, razionale e filosofico parrebbe perfettamente in linea con una mentalità antica, lineare e tradizionale.

Un altro elemento caratteristico di questa visione è che non va mai in contrasto con la scienza.
Lo scontro tra scienza e religione non c’è mai stato fino all’avvento del concetto di dogma e quindi di fede (in senso moderno); a questo periodo seguì un breve periodo di pace per cui la religione spiegava il “perché” mentre la scienza il “come”.
Ora, se noi prendessimo la forza di gravità come esempio, essa è stata descritta e spiegata in tutte le salse ma nessuno sa il “perché” sia a tal modo. Ovvero la scienza non riesce a spiegare la natura prima di quel fenomeno, ma riesce solo a descriverne le caratteristiche: poiché questo è il suo compito. Per quanto la scienza possa avanzare non riuscirà mai a spiegare la natura prima delle cose, poiché non è il suo compito e non ha gli strumenti per poterlo fare (e mai lo faccia visti i deliri che sono venuti fuori quando si tentò di farlo posteriormente all’evo antico). Similmente la religione non ha gli strumenti per descrivere la materia, eppure la comprende molto di più perché si avvale di strumenti individuali, invisibili, ed inimitabili che la scienza non è in grado di utilizzare.
Ma cosa succede in questo equilibrio che si forma?
La scienza descrivendo la materia descrive inconsapevolmente gli Dei, poiché se essi sono all’interno della materia allora le leggi che valgono per gli Dei sono in linea di massima le stesse della materia. La religione quindi deve fare tesoro delle scoperte scientifiche per correggere la propria visione del divino.

Abbiamo detto che gli Dei sottostanno a determinate leggi, naturalmente nella visione romana gli Dei sottostanno al padre della legge, Iuppiter che infatti è re e padre degli Dei, e la legge che egli è è proprio quella che regola le altre divinità.

Ma tutto questo come è nato?
Semplice: se la materia fosse mai nata dal nulla, insieme ad essa si sarebbero create delle leggi che la descrivono. Non può logicamente esistere un qualcosa senza che ci sia una legge che lo distingua da ciò che non esiste*, e di conseguenza nel momento in cui nasce la materia allora nascono gli Dei. Così come se nascono delle leggi esse hanno senso di esistere soltanto se hanno modo di manifestarsi, e quindi nel momento in cui nascono allora nasce anche la materia in cui immangono. Perciò la materia e gli Dei nascono insieme.
Ed infatti nel mito, noi troviamo prima Giano, che apre le porte alla nascita del tutto, poi Saturno che è il dio della materia disordinata ed in fine Giove che è il dio della legge e che perciò riordina dando un senso alle cose. Naturalmente il mito non va preso alla lettera, in quanto se essi sono Re non li si può far regnare insieme, verrebbe meno un principio di linearità.

Rinnovo come sempre il mio invito ad usare la propria testa e non rinunciare mai al “perché”. Siate come i bambini che chiedono ai genitori il “perché” di ogni cosa, e fate questa domanda a voi stessi mille e mille altre volte.

*Con buona pace del gatto di Schrödinger nulla può esistere e non esistere contemporaneamente. Infatti il signor Schrödinger con il suo esperimento si limita a dimostrare che qualcosa lo si può ignorare e che quindi quando proponiamo un costrutto ideale dobbiamo prendere in considerazione la possibilità che quello esista e non esista al tempo stesso, e non il fatto che esso davvero esiste e non al tempo stesso. Negli esperimenti subatomici si prende un’area e si considera un probabilità di trovare quella particella, il che non significa che essa è lì e non c’è al tempo stesso, semplicemente siamo ancora troppo incapaci per determinarla precisamente e quindi dobbiamo basarci sulla probabilità di trovarla. L’ideologia social-democratica ha un valore applicativo soltanto quando si parla di gruppi umani, dove un individuo può dire tutto ed il contrario di tutto con la semplice argomentazione “mi sono sbagliato” (oggi non c’è nemmeno più bisogno di quella), quando si parla di realtà le cose “sono” oppure “non sono” non esiste una mediazione.

Emanuele Viotti

9 commenti su “Sulla Natura degli Dei”

  1. Midori – Italia – Vivo in un mondo fatto di parole. Amo scriverle e leggerle. Sogno una casa in campagna con una libreria così grande da far invidia a Belle e alla sua Bestia. Amo più i libri che le persone.
    Midori ha detto:

    Articolo interessante e esauriente. Una domanda, però: se gli dèi sono “solo” forze creatrici, perché venerarle?

    1. Emanuele Viotti – Salve a tutti, Sono uno dei tanti ragazzi che studiano le religioni e la storia antica, nel mio caso ho un grande amore per la Civiltà Romana. Al di là di questo sono un tipo sportivo, faccio paracadutismo, arrampico, adoro la montagna. Filosoficamente parlando: tutto intorno a noi, sacro e profano, deve avere una logica almeno causale, mi considero uno "scienziato del metafisico". Per questo ho creato Ad Maiora Vertite, perché tra santoni e mistici, sono convinto che si possa portare avanti una ricerca spirituale romana che sia sensata e concreta (senza scomodare sogni ed apparizioni).
      Emanuele Viotti ha detto:

      come ho scritto gli Dei NON sono forze creatrici, sono le leggi che immangono alla materia (che ci stanno dentro) e quindi la materia non puoi definirsi tale senza l’esistenza della divinità; così come la divinità non può esprimere se stessa in mancanza della materia. Non ho mai parlato di creazione, né credo sia sensato parlarne (non avendo nessuno assistito alla creazione possono avere parimenti tutti torto e tutti ragione, ma uno deve basarsi su ciò che vede per affermare qualcosa, e non su un desiderio emotivo, o copiando da religiosità altrui; i romani non hanno una cosmogonia propria, si intuisce qualcosa dal calendario, ma nulla di espresso dichiaratamente; e credo che le mie conclusioni siano molto simili al pensiero romano prima dell’influenza greca, o almeno da quanto ci dicono le fonti non è in contrasto con esse).
      In questo quadro si comprende il perché venerare gli Dei, perché rappresentano l’idea prima di ciò che ci circonda. Moltissime persone non venerano gli Dei perché non si rendono conto della sacralità che c’è in tutto quello che ci circonda; i motivi per cui qualcuno li venera non lo so, posso dirti che io li venero perché lo trovo Ius (giusto), Fas (conforme alle leggi divine), Pius (pio) e perché facendo io parte di un mondo composto da tante cose, così curo la mia vita sul piano fisico, così la curo sul piano metafisico. Anzi più che “curare” dovrei dire “coltivare” da cui viene la parola Culto, per gli Dei si intende, ovviamente.
      Poi altri avranno i loro motivi per venerare gli Dei, ma io non ho il potere di entrare nella mente degli altri per vedere cosa c’è. Se sei curioso chiedi a molti, vedendo se trovi la Verità nella risposta di qualcuno 🙂

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