Archivi tag: Giovanni De Santis

Liberalia e Baccanalia – 17 Marzo

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                        LIBERALIA e BACCHANALIA.

 

Come articolare una conoscenza e diffusione di Dioniso e un dato dionisimo a Roma fin da tempi molto antichi? I Bacchanalia come vanno considerati all’inizio del II secolo avanti l’era cristiana, in un contesto ormai, ampiamente distaccato dalla koinè religiosa greco-tusco-italica e dunque demitizzato, della religione romana? In fondo, pur stimando quasi eccessiva la reazione romana come esposta in Livio, quanto, concetti di “possessione” da un lato, e ratio e voluntas dall’altra, sono inconciliabili?

Ci serviremo come fonte principale di due testi del professor Montanari[1], ampiamente esaustivi a riguardo, ponendo su di un piano comparativo Liberalia e Bacchanalia, da cui desumere le differenze sostanziali che spinsero a quella repressione del 186.

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Carmina Marciana e Libri Sibillini parte 2

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CARMINA MARCIANA E LIBRI SIBYLLINI
DIVINAZIONE E VATES. parte 2

segue da articolo precedente

Tuttavia posto il carattere espiatorio e legato alla contingenza del momento storico del lectisternium sembra generarsi un primo legame tra Apollo e l’età dell’oro, quasi “concorrenziale” alla saturnia aetas, proprio perché Apollo viene associato ad un rinnovamento complessivo, spirituale e materiale della civitas [1]. Altra tappa apollinea è nel 364. Ancora una volta una epidemia pestilenziale determinò la consultazione dei libri, da cui i decemviri sacris faciudis, ordinarono un lettisternio e per la prima volta a Roma l’allestimento di spettacoli teatrali [2]. Continua la lettura di Carmina Marciana e Libri Sibillini parte 2

Carmina Marciana e Libri Sibillini parte 1

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CARMINA MARCIANA E LIBRI SIBYLLINI
DIVINAZIONE E VATES. parte 1

Quale accezione davano i romani alla divinazione estatica, portato delle sacre manie cui cadevano preda singoli personaggi, risulta quanto mai evidente da Cicerone e dalla tradizione classica. Abbiamo ad arguire, come termini aventi accezioni neutre, in progresso di tempo, diventino assolutamente negative, perché non più coerenti con un sistema condiviso di valori, come quello romano in età storica.

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Il paradigma di Veio e Furio Camillo

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EVOCATIO E TRIONFO.

La conquista di Veio, rappresenta per la storia di Roma, un evento cruciale; non solo sotto un punto di vista politico ed economico, ma soprattutto paradigmatico. Dalla pur sospetta durata decennale del conflitto, che pone interessanti parallelismi con la guerra di Troia, alle discordie intestine in Roma, il nucleo storiografico lascia evincere come, alla congruente pax deorum, fosse altresì necessario l’ottenimento della concordia civica.  Tutto il nucleo della trattazione liviana, partendo dal fatale conflitto con Veio, passando per il sacco gallico, culmina con le leges licinae-sextiae, e la dedica del tempio di Concordia ad opera di Camillo, padre o figlio; un ciclo narrativo serrato e dibattuto, che traghetta Roma dall’epopea, alla piena epoca storica[1].

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ACTIO RITUALIS DELLA DEVOTIO

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Questo articolo intende mostrare l’ACTIO RITUALIS della DEVOTIO; prescindendo dunque da una dettagliata analisi del contesto estrinseco e storico del rito, ci concentreremo esclusivamente sulle pose ieratiche e calcolate [1], che il DEVOVENS era chiamato a rispettare nei minimi dettagli, pena l’inefficacia del rito stesso. Dunque ACTIO RITUALIS e CARMEN, rappresentavano tecnicamente un tutt’uno; un piccolo errore nella recita del carmen o nelle pose del DEVOVENS, avrebbero reso nulla la DEVOTIO; sono disposizioni, che il MAGISTRATUS CUM IMPERIO, riceve dal PONTIFEX MAXIMUS, figura somma del collegio pontificale, garante e sacro custode, delle prerogative giuridiche e religiose del popolo romano.

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Giovanni De Santis

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Autore

Nato ad Alatri (fr), laureato presso, Università degli studi di Roma La Sapienza, in “Storia e civiltà dell’oriente e del mediterraneo”. Attualmente laureando presso l’università di Roma “La Sapienza”, in Scienze storiche e archeologiche del mondo classico.

La lettura che avevo da bambino sul mio comodino, era una versione dell’Eneide per ragazzi. Nonostante la grande passione per le peripezie dell’eroe troiano, che i fati spinsero fino al Lazio, una cosa davvero mi lasciò impressionato: il rapporto tra Enea e gli Dei. Non so se fosse il mio intuito o magari solo fortuna, ma capii che Enea non voleva ingannare gli Dei, dirigendoli e spingendoli come voleva; piuttosto quello che mi parse subito evidente, è che il nostro eroe troiano persistesse nello “scrupolo”, perché interiormente convinto di conformarsi alla volontà dei numi, interagendo con essi in qualità di uomo pio, paradigma assoluto di PIETAS. Da allora ho seguito studi classici e profumato la necessità, di conoscere un sistema di valori condiviso, come quello romano, retaggio della nostra cultura, delle nostre radici, dei nostri campi ideologici. Recuperare il passato, per un appassionato del mondo romano è semplicemente un piacere sotteso al dovere. Quella tradizione romana lontana secoli, appare distante ma è così vicina e presente in noi, che potremmo quasi toccarla.