Servatam deinde bello patriam

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<Dopo aver salvato la patria in guerra, la salvò una seconda volta in pace, quando impedì che si emigrasse a Veio, benché i Tribuni dopo l’incendio della città [da parte dei Galli 390aev n.d.r.] agitassero la questione con maggiore vigore, e la plebe fosse di per sé più propensa a secondare questo proposito; e fu questo il motivo per cui dopo il trionfo non depose la dittatura, scongiurando il Senato di non abbandonare la Repubblica in una situazione incerta.

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Post Picum regnavit in Italia Faunus

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<[4] Dopo Pico il regno dell’Italia passò a Fauno, il cui nome si vuole ricondurre all’atto del “dire” [fari], perché egli è solito vaticinare il futuro in versi chiamati “saturni”; questo tipo di metro fu usato per la prima volta in un vaticinio a Saturnia. [5]

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urbem Romam condidere habuere

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<La città di Roma, secondo la tradizione, ebbe per fondatori e primi abitanti i Troiani, che vagavano in incerte sedi, profughi sotto la guida di Enea, insieme con gli Aborigeni, popolo agreste, senza leggi né magistrati, libero e indipendente. Questi, dopo che si raccolsero fra le stesse mura, diversi di razza, di lingua, di costumi, appare incredibile ricordare con quanta rapidità si fondassero: così, in breve tempo, la concordia di una turba dispersa e nomade fece una città.

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quo modo Rem Publicam

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<[…] quo modo rem publicam habuerint quantamque reliquerint, ut paulatim inmutata ex pulcherruma atque optuma pessuma ac flagitiosissuma facta sit […]>

<[…] in qual modo abbiamo governato la Repubblica, e quanto grande l’abbiamo lasciata, e come con lenta decadenza il più bello e il migliore degli Stati sia diventato il più sciagurato e corrotto> Continua la lettura di quo modo Rem Publicam

Perché nei riti a Giano si offre sempre per primo?

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Forse perché, come riportano alcuni autori fu il primo ad abitare l’Italia, ed infatti vi ospitò anche Saturno.
O forse perché è il dio dei passaggi e dell’inizio e della fine delle cose, e così come gli è sacra la soglia delle case, dei templi, di ogni edificio, così lo è la soglia dei riti. Continua la lettura di Perché nei riti a Giano si offre sempre per primo?

M. Centenius fuit cognomine Paenula

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<Vi era tra i centurioni del primo manipolo dei triarii un certo Marco Centenio, soprannominato Penula, insigne per prestanza fisica e per coraggio. Costui, che aveva finito il servizio militare, fu introdotto dal pretore Publio Cornelio Sulla in Senato per chiedere che gli fossero affidati cinquemila soldati, dicendo che egli, poiché era molto pratico del nemico e dei luoghi, avrebbe compiuto un’impresa che metteva conto di compiere, dato che avrebbe usato contro colui che le aveva inventate quelle stesse tattiche per le quali fino allora erano stati ingannati e vinti i nostri comandanti e i nostri eserciti.

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Sallustio uno di noi!

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Quel momento in cui ti senti fortemente vicino a Sallustio:

<Quanto a me, sebbene non pari gloria segua chi scrive e chi compie le imprese, tuttavia mi sembra oltremodo arduo scriverne le gesta: primo perché bisogna equiparare le parole ai fatti; secondo perché, nel riprovare i delitti, i più riterranno le tue parole dettate dalla malvolenza, e nel narrare il grande valore e la gloria dei buoni, ognuno accoglierà di buon animo ciò che crede di poter agevolmente fare, ma ciò che ne è al di sopra crederà falso come parto di fantasia.>

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