Archivi categoria: Rito Romano

nuovo libro – “La Via Romana gli Dèi” di E. Viotti

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Siamo molto orgogliosi di annunciare l’uscita del libro “La Via Romana agli Dèi” di Emanuele Viotti (fondatore di Ad Maiora Vertite), edito da Armenia.
“La Via Romana agli Dèi: la storia, i miti, le fondamenta e i riti della religione romana oggi” è il risultato di oltre quindici anni di studio sulla religione romana, nel rispetto dello stesso approccio che l’autore ha dato a Ad Maiora Vertite.

Reciprocità nella religione romana: un commento

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In merito all’articolo pubblicato dal sito Mos Maiorum in data 15/10/19 (link) mi sento in dovere di riprendere la discussione nata sul gruppo Hellenismo perché trovo sia molto interessante mettere per iscritto in modo organico alcune riflessioni.

L’autore ritiene -nel suo breve testo- che non sia corretto definire il rapporto tra il romano ed il divino come do ut des se non nel caso specifico del votum. Egli vede in questo una non corretta interpretazione, per la quale il romano costringerebbe la divinità all’azione per mezzo dell’offerta, in una relazione di causalità avente come prima azione quella umana. Egli al contrario ritiene che la divinità sia interamente libera, tanto che «in molti casi non viene nemmeno richiesto un loro intervento esplicito, ma si enuncia solo le condizioni che dovevano essere soddisfatte. Solo se queste condizioni si realizzano e solo successivamente, è l’uomo ad essere in debito», citando come unica eccezione quella della devotio.

Non mi trovo concorde sulla questione a partire dai presupposti che trovo siano frutto di un fraintendimento delle fonti.

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Rito Romano Zero: da dove iniziare

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Mi è parso utile, a seguito dei numerosi messaggi arrivati sulla pagina, scrivere un articolo su come iniziare la pratica del Culto Romano.
Infatti iniziare bene è sempre meglio che correggere poi.

Partiamo dal presupposto che abbiate già deciso di avvicinarvi al Culto Romano, che non abbiate grossi dubbi a riguardo, e che sia stata una scelta ponderata prodotta da un lungo periodo di analisi e riflessione.
Noi certo non siamo qui a vendere la bontà del Culto Romano a dispetto di altri culti o pratiche, perciò se cercate risposte alla domanda “perché dovrei avvicinarmi a questo culto?” non troverete la risposta in questo articolo, né la troverete da nessun altra parte. Se non avete trovato una buona ragione per conto vostro, evidentemente non è il momento. Continua la lettura di Rito Romano Zero: da dove iniziare

Rito Romano XVIII: Lemuria 9-11-13 maggio

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Il rito per i Lemuria è un oscuro ed antichissimo rito che serviva per scacciare i defunti in questio periodo durante il quale ritornavano nel mondo dei vivi

La festa dei Lemuria ha origini dal tempo di Romolo, infatti dopo aver ucciso Remo il fantasma di questo continuava a comparirgli insanguinato e orribile innanzi, e lo tormentava. In fine comparì anche ai suoi genitori adottivi, Faustolo ed Acca, e con queste parole li pregò: Continua la lettura di Rito Romano XVIII: Lemuria 9-11-13 maggio

Sacre leggi

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<Vi sono determinate espressioni legali, Quinto, non così antiquate come nelle vecchie XII tavole e nelle leggi sacrate, e pur tuttavia un po’ più arcaicizzanti di questa nostra conversazione, tali da assumere una maggiore autorità. E, se mi sarà possibile, cercherò di accompagnare questo stile con la brevità. Infatti non riporterò delle leggi complete – cosa che andrebbe per le lunghe -, ma solo il sommario ed il contenuto dei vari paragrafi.

“Si accostino castamente agli dèi, facciano uso della pietà, allontanino lo sfarzo. Se qualcuno agisse in maniera diversa, dio stesso lo punirà. – Nessuno abbia dèi particolari, né nuovi né forestieri, se non pubblicamente riconosciuti; in privato coltivino i [culti che ricevettero ] secondo il rito dei loro padri. – Vi siano templi [nelle città]; vi siano boschi sacri nelle campagne e sedi dei Lari. – Conservino i riti della famiglia e dei padri. – Onorino gli dèi, sia quelli da sempre ritenuti celesti, sia quelli che i loro meriti abbiano posti in cielo, Ercole, Libero, Esculapio, Castoro, Polluce, Quirino, cosi quelle Virtù, per cui è concesso all’uomo l’ascesa al cielo, Mente, Valore, Pietà filiale, Fede, e di queste virtù vi siano templi, nemmeno un’ombra dei vizi . – Celebrino solenni sacrifici. – Dalle feste tengano lontani i litigi, e le osservino per i servi, una volta terminate i lavori, e sia stabilito in modo che ciò cada negli intervalli dell’anno. Determinati frutti e determinate messi, i sacerdoti le offrano pubblicamente. Questo sia compiuto in sacrifici e giorni fissati; e parimenti riservino ad altri giorni una quantità di latte e di animali appena nati; perché ciò non possa essere trascurato, i sacerdoti determinino norma e annue ricorrenze; e provvedano quelle vittime che siano a ogni dio belle e gradite. – Vi sia per ogni dio un sacerdote, per tutti il pontefice, ai singoli i flamini. E le vergini Vestali nella città custodiscano il fuoco perenne del focolare pubblico. – In quale modo e secondo quale rito questo si faccia in pubblico ed in privato, lo apprendano i profani dai pubblici sacerdoti. Di questi, tre siano i tipi, uno che presieda le cerimonie ed i sacrifici, l’altro interpreti le oscure risposte degli indovini e dei vati, che saranno approvate dal senato e dal popolo; inoltre gli interpreti di Giove Ottimo Massimo, i pubblici àuguri, facciano previsioni dai presagi e dagli auspici, osservino la regola, i sacerdoti, facciano pronostici per i vigneti, i vincheti e la salute del popolo, e quelli che si occuperanno di duelli o deliberazioni per il popolo, consultino gli auspici e li osservino. Prevedano le ire degli dèi e obbediscano, e distinguano le folgori, determinate le regioni del cielo; tengano purificati e consacrati la città, le campagne, i templi. Tutto ciò che l’augure avrà dichiarato iniquo, nefasto, irrituale, di cattivo augurio, sia privo di effetto e come non fatto; e chi non l’osservi, a morte sia condannato.  Della ratifica degli atti di pace, di guerra, di tregua siano i feziali giudici, messaggeri, discutano della guerra. -Riferiscano i prodigi, i portenti ad aruspici etruschi, se il senato lo comandò, e l’Etruria ammaestri nella disciplina gli ottimati. Agli dèi cui sia stato attribuito per decreto, facciano sacrifici ed i medesimi facciano espiazioni delle folgori e delle cose folgorate. – Non vi siano riti notturni di donne, salvo quelli che legalmente si faranno secondo decreto del popolo; né inizino alcuno secondo il rito greco, se non a Cerere, come consentito dall’usanza. Un sacrilegio commesso che non potrà essere espiato, sia come una empietà commessa; quello che potrà essere espiato, lo espiino i pubblici sacerdoti. – Nei pubblici giochi, ove avvengano, sia con corse, sia con gare ginniche, moderino la popolare letizia nel canto e nelle cetre e nei flauti, e questa uniscano alle onoranze agli dèi. – Dei patrii riti coltivino gli ottimi. – Eccetto i servi della madre Idea, e questi in giorni fissati per legge, nessuno faccia collette. -Chi ruberà o rapirà cosa sacra o consacrata, sia parricida. – Dello spergiuro pena divina sia la morte, quella umana l’infamia. – I pontefici puniscano con la pena massima l’incesto. – L’empio non osi placare l’ira divina con doni. – Vi sia cautela nel fare voti; vi sia una pena per un diritto violato. Perciò nessuno consacri campagne. Vi sia un limite nel consacrare oro, argento, avorio. – I riti privati siano perpetui. – Inviolabili siano i diritti degli dèi Mani. Considerino dèi i buoni deceduti; per essi siano ridotti la spesa ed il lutto.>

Cicerone, De Legibus, II, 7.18-22

 

 

traduzione: Vittorio Todisco

Rito Romano XVII: una proposta per la purificazione della casa

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Mantenere una casa purificata è una cosa molto importante, essa è prima di tutto un luogo sacro, e come tale va mantenuta casta e priva di ogni influenza negativa.
Abbiamo trattato già nell’articolo sulle larvae  degli effetti negativi che il mantenimento di un luogo impuro possono avere su una persona.
Pertanto è buona abitudine fare regolarmente riti di purificazione della propria abitazione.

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Rito Romano XVI: perché un rito funziona?

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Questa è una domanda a cui è difficile dare una risposta coerente e che sia condivisibile da tutti. Le stesse fonti antiche non ci aiutano fornendo alcuna risposta chiara a riguardo, tuttavia cerchiamo -un po’ sulla stessa riga dei precedenti articoli sulla natura degli Dèi e dell’uomo– di darvi una risposta.

Che i riti funzionino penso che non ci siano dubbi, tuttavia è importante indagare sui motivi per i quali essi funzionino, e di conseguenza per l’interesse pratico di sapere le ragioni per cui non hanno funzionato. Questo è importante per poter fare un’autoanalisi ed una ricerca del proprio miglioramento.

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Lectisternium: uomini e Dèi a banchetto

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Lectisternium è un termine che deriva da lectum sternere e designa la pratica romana di allestire dei letti sui quali le divinità erano invitate a partecipare a banchetti (1). Sono noti anche sellisternia o solisternia [Serv. Aen. XII, 199; Tac. Ann. XV, 44; Tert. Ad. Nat. I, 10, 20; CIL VI, 877 (p 3070, 3824, 4302, 4351, 4367) = CIL VI, 32323 = CIL VI, 32324 = ILS 5050 (p 184) = AE 1892, 1 = AE 2003, 146; CIL VI, 32329] (37 – 47), durante i quali le immagini di divinità femminili erano adagiate non già su letti, ma su sedie (sella o solia [Fest. 298]), in conformità all’antica usanza romana, secondo cui le donne partecipavano ai banchetti, non sdraiate sui triclinia, ma sedute su sedie [Isid. Orig. XX, 11, 9; 55]; sellisternia erano dedicati in particolare a Juno e Minerva durante l’epulum Jovis e a Juno e Diana durante i Ludi Saeculares. 

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Altari e Focolari

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Nella religione romana, non era possibile compiere riti sacri senza la presenza di un focolare

 <nè è lecito che si svolgano sacrifici pubblici o privati senza il fuoco>
[Serv. Aen. III, 134]

 In particolare i focolari domestici erano consacrati alle divinità protettrici della casa, Lares e Penates [Serv. Aen.III, 178; III, 134; VI, 152].

 Le offerte, le libagioni e parti delle vittime che erano destinate agli Dei, venivano bruciate, per fare questo iromani accendevano dei fuochi (definiti in generale foci [Serv. Aen. XII, 118]) su “supporti” chiamati altaria o arae,oppure su semplici focolari accesi sul terreno, foci.

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Suppellettili sacre

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Le fonti riportano anche la descrizione di alcuni vasi e suppellettili usati durante i riti sacri, la maggior parteservivano per le libagioni di vino, prova della sua grande importanza in ambito religioso. In generale tutti glistrumenti usati in un sacrificio dovevano essere purificati, troviamo ad esempio vasa pura [Plaut. Amph. 1126.Capt. 861] e in Ovidio vediamo un mercante prelevare acqua lustrale con un urna purificata attrvaerso suffimenta(suffitta urna) [Ov. Fast. V, 675 676]. Era anche usanza cingerli con corone o vittae [Verg. Aen. I, 724; Serv. adloc.]. Secondo gli autori di età imperiale, in epoca arcaica i Romani usavano solo supellettili di terracotta e, inomaggio a questa tradizione, ancora alla loro epoca le supellettili sacre erano in terracotta [Plin. Nat. Hist. XXXV,46, 158; Val. Max. IV, 4, 11; Apul. Apol. XVIII; Dion. H. II, 23]

 

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