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Storia di Ad Maiora Vertite

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In occasione del nostro compleanno abbiamo deciso di scrivere un po’ della nostra storia! Aggiorneremo questa pagina mano a mano che si presenteranno varie novità!

Ad Maiora Vertite nasce per iniziativa di Emanuele Viotti e Giulia Scozzi il 4 Dicembre 2012 con la pubblicazione del primo post su Tumblr che riportava una citazione di Festo diventata il nostro timone:

“Il costume è l’usanza dei padri, ossia la memoria degli antichi relativa soprattutto a riti e cerimonie dell’antichità”

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Culti domestici nel Veneto Romano

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La religiosità antica era fortemente vissuta nell’ambiente domestico, costituita da piccoli gesti quotidiani spontanei e semplici (non per questo semplicistici), che non hanno lasciato tracce di materiali e non sempre erano supportati da concrete rappresentazioni. Di certo si sa attraverso prove epigrafico-archeologiche che i Veneti Antichi praticavano una forma di culto privato simile alle tradizioni italiche ed indoeuropee.

Al rituale di fondazione della propria abitazione si soleva seppellire sotto all’alare domestico (il focolare centrale della casa) situle in miniatura, offerte di primizie, rocchetti e pesi da telaio, oggetti domestici, libagioni di vino e latte per consacrare agli Dei con un atto di fondazione il proprio spazio abitativo.

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Gli Dei Mani

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QUISQUE SUOS PATIMUR MANES 

 Caratteristico della religione romana è il culto degli Dèi Mani, ovvero genericamente le anime dei defunti ma in realtà l’idea stessa era così congiunta con quella del mondo infero che la parola di per sé significò la vita dell’aldilà. Noto è il verso di Virgilio nel VI libro dell’Eneide “ Quisque suos patimur Manes”, in cui secondo l’interpretazione più antica di Servio , i Manes sono le pene del mondo infero.

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Il mondo infero nell’antichità classica

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L’Ade venne considerato sin dalla remota tradizione ellenica il Mondo Infernale, aperto in un’immensa caverna sotterranea e comunicante con il mondo “supero” attraverso numerose porte e voragini spaventose. Ade è “ l’invisibile, o ciò che rende invisibile, o forse originariamente soltanto il luogo tenebroso” (Naglesbach-Autenrieth, Gruppe, Griech Mytol.) L’immensa caverna sboccherebbe all’occidente dei confini “dell’Oceano”, tuttavia nell’Odissea la tradizione rimanda ad un mondo infero locato all’estremo occidente mentre nell’Iliade sarebbe locato sotterraneo, anche se le diverse leggende vennero fuse e contaminate già nei poemi omerici stessi.

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Il Pensiero della Morte

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Nell’antichità il pensiero che la morte sia inesorabile e che attenda tutti era in realtà un’idea confortante. Sia nell’Iliade con Ettore che consola Andromaca, che nell’Alcesti con le parole di Ercole nella casa di Admeto

“A tutti i mortali è fatale la morte e nessuno dei mortali sa se vivrà pure il giorno di domani”

(V.v 782-784)

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