Esempi di Terapeutica Romana II

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Riprendendo il discorso sugli ex voto sospeso nel precedente articolo, cerchiamo di approfondire il valore e le diverse funzioni che assumono quando parliamo di terapeutica.

Abbiamo già accennato al Santuario di Lanuvio, dedicato a Giunone Salvatrice (in Località Pantanacci), ivi sono stati ritrovati ex voto di parti anatomiche, che colpiscono per la loro precisione indice di una grande conoscenza dell’anatomia umana. Tra questi troviamo per lo più: cavità orali, mani, piedi, occhi, genitali maschili e femminili, uteri.

 È evidente -anche dal numero di reperti trovati- che questo Santuario dovette essere considerato di grande valore terapeutico, e su un margine molto ampio di malattie. Pensate che sono stati trovati alcuni uteri con un’escrescenza, interpretata come un tumore; malattia nota già all’epoca e ciò dimostrato da altre fonti scritte (tra cui i papiri di Kahum e Ebers XVIII-XVsec ac, e successivamente da Ippocrate nel “Trattato delle Malattie delle Donne”).

Abbiamo accennato all’ex voto come elemento legato al rito di sostituzione, dove -appunto- si sostituisce ciò che deve essere offerto, con una sua versione fittizia. A livello mitologico troviamo un esempio molto interessante che esplica -più di tanti discorsi- qual’è la logica dietro questa forma di offerta (ricordiamo infatti che se qui stiamo analizzando l’ex voto da un punto di vista terapeutico, esso ha anche un valore di semplice offerta).
Roma era tormentata da fulmini e pioggia, Numa spaventato chiede consiglio alla ninfa la quale disse <Non avere eccessiva paura, il fulmine si può scongiurare e la collera di Giove adirato può placarsi […]>.
Seguite le indicazioni di Egeria, Numa riuscì ad invocare Giove per chiedergli come scongiurare i fulmini, e lì iniziò una trattativa sull’offerta:
Giove <Taglia una testa>
Numa <Obbedirò, dovrò tagliare una cipolla cavata dal mio orto>

Giove <Di un uomo>

Numa <La cima dei miei capelli>
Giove <Una vita!>
Numa <Di pesce!>
Quindi Giove sorridendo e aggiunse <Con questi mezzi cerca di scongiurare i miei dardi, o uomo non indegno del colloquio con gli Dei> e quindi il mattino seguente le promesse vennero mantenute.
[Ovidio, Fasti III, 285-378]
Questo, che noi oggi definiremmo un ignobile inganno, nella mentalità romana è perfettamente coerente, perché Numa in nessuna delle occasioni mancò ciò che il Dio gli chiese, fu piuttosto il Dio ad esser stato impreciso nella richiesta. E qui si ritorna a quanto abbiamo ribadito nella rubrica Rito Romano, legato all’insistenza e alla ripetizione continua di precisazioni in modo tale da non esser mal interpretati.

Il medesimo discorso vale per gli ex voto: nel momento in cui dichiaro di offrire questa mano, e la mano è di terracotta, il risultato dovrebbe essere indifferente.

Da un mio punto di vista personale, l’offerta reale è sempre più funzionale di una fittizia, ma verificare questa tesi è difficilmente praticabile (e a scanso di equivoci non si sta istigando nessuno a sacrificare un animale o un arto per tale verifica).

Quindi si può offrire qualsiasi cosa anche se fittizia?

In linea di principio si! Con le adeguate accortezze.

Quindi per esempio, un sasso è e rimane un sasso, non potrà mai essere spacciato per un

grano di incenso. Inoltre è necessario sapere in che modo venisse offerto quel dato sacrificio, e così ripeterlo con il relativo ex voto.

Quindi per esempio, un maiale le cui carni venivano bruciate, lo stesso ex voto verrà bruciato.

Gli ex voto che ritroviamo nelle fosse votive, spesso erano gettati in acqua, così come il malato andava ad immergersi nelle acque della fonte curativa. E’ chiaro che c’è una grande differenza tra essere impossibilitati ad agire, e non agire per pigrizia o cuore impuro, non sincero.

Offrirò un bovino fittizio, perché in Italia è illegale il sacrificio animale a fini rituali, così come offrirò una mano fittizia per la cura di una malattia ad essa legata perché non posso tagliarmela (altrimenti a che scopo curarla???!).

L’incenso si trova in qualsiasi erboristeria, il vino in qualsiasi supermercato.

E’ inutile sottolineare che per la maggior parte delle situazioni si può fare uno sforzo affrontabile da chiunque, e che gli ex voto sono una soluzione limite. Tanto che nonostante sia noto l’uso di sacrifici fittizi, troviamo sotto le più antiche porte della città dei sacrifici di infanti, e ancora durante la seconda Guerra Punica abbiamo persone che si auto immolavano chiedendo agli Dei di difendere Roma da Annibale. E così fino in epoca tarda troviamo il rito delladevotio dove il comandante di un esercito romano sul punto di essere sconfitto, immolava se stesso e l’esercito nemico agli Dei Mani (delle divinità infere, legate agli antenati scontenti) in cambio della vittoria, per poi gettarsi privo di armatura tra gli avversari cercando la morte. E tutto questo veniva fatto senza offerte fittizie.

In termini più prettamente filosofici, l‘ex voto funziona basandosi sulle leggi del mondo delle idee, quindi poiché quell’oggetto ha in se il concetto di quello che vorremmo offrire, dunque risulterà simile al sacrificio reale. Ed è in virtù di questa spiegazione che all’atto pratico, risultano più funzionali ex voto realizzati in farina di farro quando si tratta di sacrifici animali, poiché il farro è un alimento come lo è la carne, quindi aggiunge un ulteriore elemento in termini di “idee” alla similitudine con il sacrificio reale (nonostante questo sono numerosissimi i reperti di animali in terracotta utilizzati come sacrifici fittizi). Oltre al fatto che la terracotta non brucia al fuoco, il farro si. Mentre per parti anatomiche, possono benissimo essere funzionali offerte in terracotta.

Venendo a termini più concreti, pur non avendo nessuna fonte che ci illumini nello specifico su come si effettua l’offerta di un ex voto a fini terapeutici, possiamo (in base alle altre informazioni che abbiamo) azzardare un’ipotesi.

Il malato si accosta alla fonte d’acqua con valore curativo riconosciuto (possibilmente, se noto, una adatta per la malattia da cui è afflitto), chiede alla divinità a cui è sacro quel luogo (con rispettivo appellativo legato alla salute) di curare la propria malattia, cercando di essere il più precisi possibile. A questo punto poggia nell’acqua la parte anatomica fittizia che dovrebbe essere ammalata offrendola in cambio della guarigione. Quindi, a seconda che la fonte sia curativa per immersione o bevendola, il malato si immerge completamente o beve l’acqua.

Ricordate di dare delle tempistiche alla divinità (es. entro un anno), e questo non è una forma di pretenziosità, poiché abbiamo esempi (come le maledizioni tramite defixiones) che danno delle precise tempistiche ragionevoli.

Questa è una ricostruzione fatta a livello teorico, non sperimentata (diversamente da quelle dell’articolo precedente), e la si suggerisce accompagnata alle cure della medicina ordinaria.

Questo non è una dichiarazione di fallibilità del sistema terapeutico romano, bensì già i romani agivano in questo modo, poiché alle cure del chirurgo, accompagnavano offerte, sacrifici, e altre pratiche che oggi definiremmo “superstiziose”.

Didascalia Immagini:

foto di alcuni reperti della Stipe Votiva di Pantanacci, Museo Civico di Lanuvio

Bibliografia:

Archeologia Viva maggio/giugno 2013

diversi appunti distribuiti gratuitamente presso il Museo Civico di Lanuvio

Ovidio, Fasti

Livio, Ab Vrbe Condita Libri
Massimiliano Kornmüller, Magica Incantamenta

http://www.romanoimpero.com

Emanuele Viotti

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