Festa della donna

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Diversamente dai connotati molto festaioli assunti da questa giornata, la Festa della donna nasce come un momento di commemorazione in onore del gentil sesso.
Poiché Ad Maiora Vertite si occupa più in generale di Storia (anche se in particolare di Religione Romana), ci è sembrata una buona idea scrivere due righe a proposito e ricordare la donna martire pagana per eccellenza del mondo antico: Ipazia.
Perciò la prima parte dell’articolo è una sorta di conto alla rovescia con la storia di questa festività, la seconda invece narra della storia d’Ipazia (la quale è ovviamente più approfondita essendo la nostra materia).

La Festa della donna ha un processo particolarmente travagliato, nasce nel 1908 come iniziativa settimanale del Partito Socialista di Chicago in cui alla conferenza erano invitate anche le donne che già lottavano per il diritto al voto.

Nel 1910 vennero istituiti il 26 e 27 agosto 1910 due giorni per la Conferenza Internazionale delle donne socialista, due giorni prima dell’VIII Congresso dell’Internazionale socialista.

In europa la giornata della donna si tenne per la prima volta nel 1911.

In Germania il 19 marzo, la data fu scelta perché, come riporta Aleksandra Kollontaj, in Germania <il 19 marzo 1848, durante la rivoluzione, il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivoluzione proletaria> ma com’è noto, non rispettò le promesse, tra cui il riconoscimento del voto alle donne (pensiamo dunque a quanto è antica la questione!).

In Francia il 18 marzo giorno commemorativo della Comune di Parigi. In Svezia il 1 maggio insieme alla festa del lavoro. In russia si tenne soltanto nel 1913 il 3 marzo. La manifestazione comunque non ebbe una continuità tutti gli anni, ma fu più a carattere occasionale, oltre all’interruzione durante la Prima Guerra Mondiale.

Ricordiamo poi che fu proprio il primo sanguinoso conflitto a creare sempre maggior fiducia ed autocoscienza nelle donne, infatti mentre gli uomini erano impegnati sul fronte, erano le donne a lavorare in fabbrica, produrre reddito, essere libere ed autonome anche nella gestione del denaro. L’escalation d’iniziative femminili -prima- e femministe -poi- fu proprio il frutto delle due guerre mondiali, dove le necessità nazionali imponevano una maggior partecipazione delle donne alla vita patria (già nella Seconda Guerra Mondiale troviamo donne nell’esercito in tutto il mondo, con ruoli di telegrafiste, personale sanitario, logistico, in Italia furono anche inquadrate dall’RSI come Ausiliarie e per cui vere e proprie unità operative)

l’8 marzo 1917 (il 23 febbraio secondo il calendario Giuliano in uso all’epoca in Russia), vi fu una grande manifestazione delle donne per rivendicare la fine della guerra, ed il fiacco tentativo dell’esercito di reprimerla incoraggiò altre manifestazioni, per questo si ricorda questa data come la Rivoluzione russa di febbraio.

Nel 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca, fissò la data all’8 marzo con il nome di “Giornata Internazionale dell’operaia”.

In Italia la Giornata Internazionale venne tenuta per la prima volta nel 1922 per iniziativa del PCI che la celebrò il 12 marzo.

A partire dal secondo dopoguerra lo svantaggio politico che poteva avere una festa internazionale di così ampia estensione (ma con connotati politici, e che s’inseriva nel già embrionale scontro Russia-USA) diventava particolarmente odioso ed imbarazzante. Quindi iniziarono ad esser fatti circolare mitologici eventi sull’origine dell’8 marzo, come ad esempio le centinaia di operaie morte nell’incendio di camice Cotton nel 1908. In realtà questa fu una trasposizione di un incendio realmente avvenuto il 25 marzo 1911, la fabbrica Triangle uccise 123 donne e 23 uomini, molti dei quali immigrati italiani ed ebrei.

Altre versioni del mito vedono una violenta repressione nel 1857 a New York, altri invece scioperi in diverse città americane. O ancora l’identificato nell’8 marzo il giorno dell’uccisione di Ipazia, mentre in realtà fu un giorno ignoto di marzo durante la quaresima.

Nonostante diversi movimenti femministi negli anni ’70-’80 tentarono di scalzare questo mito, richiamando le vere origini della Festa della donna, i mass media e la propaganda di partito continuava a pressare in questa direzione (evidentemente aveva maggior presa).

Nel febbraio 1947 si tenne la prima sessione della Commissione sulla condizione delle donne, cui seguirono due risoluzioni ONU. Una commemorativa per i 25 anni di attività della Commissione, che vide il 1975 “Anno Internazionale delle Donne”; l’altra, lo stesso anno venne dichiarato il “Decennio delle Nazioni Unite per le donne: equità, sviluppo e pace” dal 1976 al 1985 (ilare il fatto che avvenne in piena Guerra Fredda!).

Il 21 ottobre 1977 esce il primo Guerre Stellari (non centra nulla, ma sono un grande fan, e siccome questo articolo esce un po’ fuori dagli schemi di Ad Maiora Vertite, mi prendo anche questa libertà!).

il 16 dicembre 1977 con la risoluzione 32/142 l’Assemblea Generale della Nazioni Unite proclamò un giorno l’anno dedicato alle donne, fu scelto l’8 marzo, e prese il nome di “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale”.

In Italia la scelta della mimosa è strettamente legata al fatto che fiorisce nei primi giorni di marzo, ed è in uso dal 1946, ma in ogni caso questa festa non ebbe presso di noi grande riscontro fino agli anni ’70 ed all’inizio del movimento femminista.

 

 In questo frangente cosa c’entra Ipazia?

Il contesto storico è durante il Tardo Impero, Ipazia nasce tra il 355 ed il 370 dc sotto Giuliano (detto l’Apostata per il tentativo di restaurare i culti pagani demoliti dalle conseguenze storiche degli editti di Costantino e dei suoi successori).

Siamo in un periodo di grandi tumulti e di decadenza: l’impero è stato diviso, la situazione economica era sempre più grave, l’esercito era ormai quasi di tipo mercenario o comunque formato quasi esclusivamente da ausiliari.

A livello sociale le iniziative imperiali per cui:
– il cristianesimo venne reso legittimo e poi divenne religione di Stato
– la domenica doveva essere riconosciuta come giorno festivo (321)
– proibite le magie ed i riti tradizionali (comprese le divinazioni), chiusi i templi (324)
– vietava l’adulterio, il concubinato, agli Ebrei si vietò di avere schiavi e di praticare la circoncisione (326)

Tutti questi eventi aprirono la strada ad una cospicua parte di gruppi fanatici, che iniziarono a perseguitare in modo più o meno violento non soltanto i pagani, ma anche le altre sette cristiane e gli ebrei, causando spesso sommosse, atti a danneggiare luoghi di culto diversi da quelli della Chiesa di Roma, fino alla creazione del campo di sterminio di Scythopolis.
(ulteriori informazioni sulla fine del paganesimo nel mondo antico potete trovarle in una mia conferenza tenuta con una collega a questo link)

Ipazia nacque ad Alessandria d’Egitto, fu matematica, astronoma e filosofa. Non sappiamo esattamente cosa scrisse in quanto di lei ci sono rimaste soltanto le citazioni di alcuni commentari ad altri testi, e sappiamo che costruì diversi strumenti di misurazione. Ma di certo fu una donna importante in quanto insegnò e poi guidò la scuola di Alessandria (una delle più prestigiose ed importanti del mondo antico), inoltre fu tra le poche donne che all’epoca sedevano al pari con altri uomini potendo discutere tanto di politica quanto di filosofia.

Le accuse che le vennero mosse fu che non voleva sposarsi, che parlava in pubblico e peggio ancora insegnava, ma soprattutto che produceva pensiero. Per queste ragioni e perché era strettamente legata a molti personaggi dell’amministrazione alessandrina tra cui il Prefetto Oreste, divenne oggetto di particolare odio da parte del il Vescovo Cirillo (Santo e padre della chiesa) salito al ruolo di vescovo nel 414.

Appena salito al potere Cirillo prese a contrastarsi con l’autorità imperiale nella figura del Prefetto Oreste, in quanto voleva estendere il proprio potere anche sulla politica della città, nascondendo le azione proprie e dei suoi sostenitori (tra cui i famosi Parabolani)  dietro la maschera della lotta religiosa tra politeisti e monoteisti (G.Beretta).

Gli scontri iniziarono lo stesso anno del suo insediamento, alcuni ebrei infatti denunciarono un certo Ierace, un forte sostenitore di Cirillo, in quanto seminatore di discordia. Il Prefetto fece dunque arrestare Ierace. Cirillo dunque minacciò la comunità ebraica, che rispose aggredendo i cristiani violentemente. Per reazione, Cirillo, cacciò l’intera comunità ebraica dalla città, confiscò i loro beni e distrusse le sinagoghe.

Il Prefetto, dicono le fonti, era estremamente indignato perché l’evento causò un grande svuotamento della città, eppure non poteva fare nulla perché secondo la normativa del 384 il clero poteva essere giudicato soltanto dal clero.

Nel pieno del conflitto politico tra il Prefetto ed il Vescovo, calarono dai monti della Nitria 500 monaci Parabolani, formalmente degli infermieri, di fatto diventarono una polizia sotto il pieno controllo di Cirillo (Santo e padre della chiesa).

Temendo per la propria vita il Prefetto Oreste si dichiarò pubblicamente cristiano, ma la cosa venne ignorata dai Parabolani che su iniziativa di Ammonio, presero a lapidarlo.

I cittadini di Alessandria, assistendo alla scena, si armarono ed aggredirono i parabolani costringendoli a disperdersi, catturarono Ammonio, e lo condussero da Oreste.

Il Prefetto dunque rispose alla violenza gratuita con un processo secondo le leggi, ma poiché Ammonio continuava a rivelarsi irriverente verso le Leggi, venne torturato fino alla morte. Quindi Oreste informò di questi fatti l’Imperatore, lo fece anche Cirillo portando una descrizione dei fatti totalmente diversa, dipingendo Ammonio come un eroe della propria religione, torturato per non aver negato Cristo, al punto che lo elevò al rango di martire, lo fece seppellire in una chiesa, e lo chiamò Thaumasios (=ammirevole).

Per immaginare il contesto Alessandrino dell’epoca, dobbiamo pensare che l’editto di Teodosio (imperatore cristiano) aveva permesso anche che il Serapeo e la Biblioteca d’Alessandria (la più grande raccolta di manoscritti che il mondo avesse mai visto oltre 500.000 manoscritti!) venissero distrutti nel 391dc, permettendo ai cristiani di farne ciò che preferivano, e lo trasformarono in un recinto per le capre distruggendo tutti i testi e le statue.

Poiché Ipazia era in ottimi rapporti con Oreste, e s’incontravano regolarmente, l’invidia mise in giro la voce secondo la quale era lei ad impedire al Prefetto la riconciliazione con il Vescovo (Socrate Scolastico nel parla).

Inoltre la dottrina di Cirillo (e di una buona parte della cristianità dell’epoca) vedeva la donna come un oggetto di riproduzione, la quale doveva essere coperta, sottomessa all’uomo, in silenzio, non doveva pensare né parlare. Una immagine totalmente opposta a quella che si aveva precedentemente. Ed in questo Ipazia incarnava l’esatto contrario!

Fu quindi nel Marzo 415 che durante la quaresima, un gruppo di cristiani (secondo le fonti su ordine di Cirillo) guidati da un predicatore di nome Pietro, la catturarono mentre rientrava a casa. Tirata giù dal carro la trascinarono fino alla chiesa di Cesario; qui strappatele le vesti la lapidarono con dei cocci (ne parla lo storico della Chiesa Socrate Scolastico), e mentre ancora respirava appena, le cavarono gli occhi (ne parla il filosofo Damascio). Quindi sembrarono il corpo in diverse parti, e le trasportarono nel c.d. Cinerone dove le bruciarono.

L’imbarazzo che questi eventi provocarono a Cirillo furono molti, venne anche aperta un’inchiesta presso la corte imperiale. Poiché però l’Imperatore Teodosio II era ancora minorenne, di fanno venne seguita da Elia Pulcheria (sorella dell’imperatore), la quale essendo vicina alle posizioni di Cirillo, chiuse immediatamente il caso corrompendo i funzionari imperiali (Damascio), e per questo divenne Santa della Chiesa insieme a Cirillo. Tutto questo nonostante le insistenze del Prefetto Oreste, del quale non abbiamo notizie oltre a questi eventi.

Ci sembra dunque, anche se a distanza di 1600 anni, che la storia di Ipazia, si aggiunga alle martiri per la libertà di pensiero e di espressione delle donne, e che al pari di altre non vada lasciata nell’oblio del racconto ma si dedichi anche a lei questo giorno. Tanto più il legame tra antico e moderno ci appare più vicino in questi momenti, e pensando che anche i Romani a marzo festeggiavano una delle loro “feste della donna” chiamata Matronalia il 1 del mese.

Emanuele Viotti

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