Archivi categoria: Discorsi

M. Decio discorso contro Coriolano

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<Poiché, oh popolo, i patrizi hanno assoluto Marcio dalle parole dette in Senato, e dai fatti violenti e superbi che le seguirono: nè vi hanno lasciato mezzi con cui accusarlo; udite, non le parole, no, ma l’egregia cosa che questo valentuomo vi preparava; uditene l’orgoglio , il carattere soverchiante, e conoscete qual vostra legge egli, privatissimo uomo, violasse.

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Il giuramento di Lucio Giunio Bruto

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<Bruto, mentre essi erano in preda al cordoglio, brandendo innanzi a sé il coltello grondante di sangue che aveva estratto dalla ferita di Lucrezia, esclamò

“Per questo sangue, purissimo prima del regio oltraggio, io giuro, e chiamo voi a testimoni, o Dèi, che da questo istante perseguiterò Lucio Tarquinio Superbo, Continua la lettura di Il giuramento di Lucio Giunio Bruto

Discorso di Gneo Manlio Vulsone

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Discorso di Gneo Manlio Vulsone ai suoi uomini

<Non mi sfugge, soldati, che i Galli eccellono in fama bellica su tutti i popoli che abitano l’Asia(1). Una nazione feroce, che ha vagato in guerra per quasi tutto il mondo, ha fissato la sua dimora tra una delle stirpi di uomini mitissima. Continua la lettura di Discorso di Gneo Manlio Vulsone

Contro i Galilei, Giuliano Imperatore

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GIULIANO IMPERATORE

Discorso
CONTRO I GALILEI
[Contra Galileos]

 

Traduzione di Augusto Rostagni

 

(Da: Giuliano l’apostata. Saggio critico con le operette politiche e satiriche tradotte e commentate, a cura di A. Rostagni, F.lli Bocca, Torino, 1920)

 

 Quest’opera fu da Giuliano composta negli ultimi mesi di sua vita (363), ad Antiochia e durante la spedizione con- tro la Persia: v. LIBAN. Or. XVIII I78; HIERONYM. Epist. LXX 427E. Il titolo originale doveva essere Κατὰ Γαλιλαίων λόγοι, poichè con apposita legge l’Apostata aveva ordinato che i Cristiani fossero per disprezzo chiamati, com’egli sem- pre usa nei suoi scritti, Galilei (GREGOR. NAZ. Or. IV 76). Infatti in un catalogus nonnullorum librorum qui adhuc gra- ece extant, pubblicato da GRAUX, Fonds grecs de l’Escurial (1880) p. 385 (su cui NEUMANN “Theol. Lit.-zeit.” 1899 col. 299), si legge: Iulian. contra Galileos.

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Discorso Furio Camillo 3/3

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Ma alla fine? Se per dolo o per caso si sviluppasse a Veio un incendio, e le fiamme alimentate dal vento, come può accadere, divorassero gran parte della città, andremmo in cerca di Fidene o di Gabi o di qualche altra città dove trasferirci? Così debole è dunque il legame col suolo della patria, con questa terra che chiamiamo madre? L’amor di patria dipende per noi dai fabbricati e dalle travi?

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Discorso Furio Camillo parte 2/3

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[53]
E’ vero, direte, ma d’astra parte è chiaro che qui tutto è contaminato, e non esiste alcun sacrificio espiatorio che valga a purificarlo; è la realtà stessa che ci costringe ad abbandonare una città devastata dagli incendi e dalle rovine, e ad emigrare a Veio, dove tutto è intatto, senza dover gravare la plebe, povera di mezzi, dal peso della ricostruzione.

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Discorso di Furio Camillo parte 1/3

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<Mi riescono talmente amare, o Quiriti, le contese coi tribuni della plebe che, finché vissi ad Ardea, non ebbi altro conforto nel mio tristissimo esilio, se non quello di star lontano da tali lotte, e proprio per questo motivo non sarei mai ritornato, neppure se mi aveste richiamato mille volte per decreto del Senato e per volere del popolo.

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